Ci sono percorsi che si riconoscono a colpo d’occhio, lineari, ordinati, programmati. Poi ci sono vite come quella di Giacomo La Rosa, che non si lasciano chiudere dentro un tracciato, vite che cambiano direzione non per caso, ma per necessità interiore.
Vite che sembrano fatte di fratture, svolte, decisioni improvvise, e che solo alla fine rivelano una coerenza profonda, quasi inevitabile. È qui che nasce il coraggio di creare, nella capacità di trasformare le proprie contraddizioni in visione.
Giacomo La Rosa è autore, narratore, imprenditore culturale e fondatore di Gatchò, un universo che abbraccia scrittura, stile, identità e progettazione estetica, ma soprattutto è un uomo che ha deciso di non tradire più la propria verità, neppure quando questo ha significato ripartire da zero.
Un viaggio tra mondi apparenti lontani
Prima di arrivare al mondo editoriale, La Rosa ha attraversato territori molto diversi tra loro, accumulando competenze, intuizioni e prospettive che oggi convivono nelle sue opere. La sua prima grande tappa è stata il cinema, venticinque anni trascorsi tra set, linguaggi visivi, narrazioni per immagini e la gestione dei contenuti per le riviste ufficiali dei Grammy Awards e degli Emmy Awards.
Il master in Letteratura Inglese e Narrativa ad Harvard, per tre anni. È in quel mondo che ha imparato a costruire un ritmo, una tensione emotiva, un’estetica del dettaglio che oggi ritroviamo nei suoi libri e nei progetti Gatchò.
Poi è arrivato l’imprevisto, l’ingresso nell’azienda di famiglia, nel settore cartotecnico e farmaceutico. Un cambio di rotta netto, apparentemente lontano dall’immaginario creativo degli anni precedenti. Eppure, proprio lì, tra numeri, pianificazione e responsabilità, La Rosa ha scoperto l’altro lato della creazione, la
concretezza. “Quella è stata la mia scuola della realtà.”, dice oggi. “Ho imparato come si costruisce valore, cosa significa guidare un processo, come si dà forma a qualcosa che non esiste ancora.”
Questa doppia anima, estetica e industriale, è la radice segreta della sua imprenditorialità attuale.
La crisi come rinascita
Ci sono momenti nella vita in cui non si può più fingere. Per La Rosa, la svolta è arrivata durante una crisi personale e professionale profonda, un’epoca di smarrimento in cui tutto sembrava perdere significato, ma è proprio nel silenzio degli strappi che nascono le idee più lucide.
In quella fase, La Rosa ha smesso di inseguire la validazione esterna e ha iniziato a chiedersi cosa volesse davvero costruire. La risposta è arrivata come un’intuizione limpida: creare un mondo tutto suo, che fosse espressione autentica di ciò che è, non di ciò che doveva essere.
Da quella ribellione silenziosa è nata Gatchò. “È stato il momento in cui ho smesso di cercare approvazione e ho iniziato a costruire.” racconta. “E la rinascita creativa è arrivata insieme alla libertà.”
Gatchò, un’identità che unisce arte, stile e pensiero
Gatchò non è solo un marchio, ma un’identità culturale, un linguaggio. Il nome è nato da un suono, che poteva appartenere a molte lingue e nessuna. Un nome libero, senza geografia, in attesa di una storia. E quella storia è diventata l’estensione di Giacomo La Rosa, l’unione tra italianità e visione internazionale, tra radice e movimento, tra concretezza e anima.
Gatchò oggi comprende tre dimensioni:
Stile, la parte sartoriale e della moda;
Identity, che riguarda la vera essenza delle famiglie e delle imprese;
Books, la radice letteraria e culturale del progetto.
È in quest’ultima che La Rosa esprime la sua voce più profonda.
L’autore che crea mondi, non solo libri
Per La Rosa, scrivere non significa descrivere, ma rivelare. Le sue opere — romanzi, saggi, riflessioni — nascono tutte da un’emozione reale. Un dettaglio che rimane in sospeso, una conversazione che lascia un’eco, un’immagine improvvisa che si accende nella mente come un fotogramma.
Da lì si sviluppano mondi complessi, dove il tema centrale è sempre lo stesso, la scoperta.
Chi siamo quando togliamo le maschere?
Che cosa resta quando tutto ciò che ci protegge si incrina?
Qual è la verità che non abbiamo mai osato dire?
Queste domande sono al centro della sua narrativa. I suoi personaggi vivono in equilibrio tra fragilità e forza, tra desiderio e paura, tra perdita e rinascita. “Ogni storia è una forma di ricostruzione.” afferma. “Prendo una singola emozione e la espando fino a farne un universo.”
Quando creatività e gestione diventano la stessa cosa
Essere autore nel 2025 non significa solo scrivere, significa anche avere un metodo, una visione, una capacità di costruire un progetto intorno a ciò che si crea. Giacomo La Rosa ha portato nel suo percorso autoriale la disciplina del manager, la sensibilità del narratore e la visione dell’artista, è uno dei pochi a riuscire davvero a essere autore, comunicatore e imprenditore, senza che nessuno dei tre ruoli schiacci l’altro.
La sua comunicazione non nasce dal marketing, ma dall’esperienza vissuta. Parla il linguaggio della verità emotiva, non delle strategie. Questa autenticità gli permette di creare una relazione reale con il lettore, che non si sente un destinatario, ma un complice.
La missione di Gatchò Books
All’interno dell’universo Gatchò, la dimensione editoriale occupa un posto unico. Gatchò Books non pubblica titoli, costruisce opere che devono lasciare una traccia. Ogni volume è pensato come un oggetto artistico, con carta di pregio, copertine curate e un’estetica che rispecchia il contenuto.
La Rosa pubblica libri che hanno una voce autentica. “I libri devono attraversare il tempo, non inseguirlo.”
Lo sguardo internazionale e il futuro Gatchò non sono pensati per restare confinati in un luogo. Fin dall’inizio, La Rosa ha immaginato un progetto capace di parlare a lettori e culture diverse.
La sua scrittura, elegante, intensa e universale, permette alle opere Gatchò di viaggiare naturalmente oltre i confini. Questa identità internazionale si è già concretizzata nei romanzi pubblicati: “La casa dei miei sogni” e “Le 27 porte”, e in quelli di prossima uscita: “Il fermaglio d’argento” e “1500 lire”. Opere scritte in inglese e italiano e tradotte in spagnolo e portoghese.
Parallelamente, La Rosa sta pubblicando un saggio su Don Bosco e una collana di volumi di filosofia manageriale e persino idee per fumetti e adattamenti audiovisivi. Il sogno dichiarato è chiaro, fare di Gatchò non un marchio, ma un linguaggio culturale globale.
Il valore più grande, la verità
Se c’è una qualità che definisce Giacomo La Rosa più di tutte, è la verità. Una verità che cerca di essere una guida creativa, artistica e imprenditoriale. “Il successo non è essere visti.” dice. “È essere coerenti con ciò che senti, anche quando nessuno applaude.”
In un mondo che spesso confonde visibilità e valore, la sua posizione è una forma di eleganza morale, ed è forse questa eleganza, più di ogni altro aspetto, a rendere Gatchò un progetto destinato a durare.
Creare è un atto di coraggio
Giacomo La Rosa non è un autore che racconta storie, è invece un autore che costruisce significati. È un imprenditore che non usa la creatività come strumento, ma come identità, è un uomo che ha trasformato le proprie fratture in visione, la propria sensibilità in forza, la propria verità in direzione.
In un tempo che chiede velocità, lui preferisce la profondità. In un mondo che chiede consenso, lui preferisce la coerenza. E in un mercato che chiede prodotto, lui sceglie progetto.
Il coraggio di creare è questo, restando fedeli a ciò che si sente, anche quando significa inventare da zero un mondo che ancora non esiste. Giacomo La Rosa quel mondo non solo l’ha immaginato, ma lo sta anche costruendo.